Il greenwashing cambia il Codice del Consumo, la tua comunicazione è pronta?

Data di pubblicazione: 26 Marzo 2026

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 30/2026, che recepisce la Direttiva UE “Empowering Consumers”, il contrasto al greenwashing assume centralità e forza nel panorama normativo. L’obiettivo è chiaro: garantire accuratezza e veridicità nelle dichiarazioni ambientali delle imprese e rafforzare la tutela dei consumatori contro pratiche commerciali scorrette o fuorvianti, in cui entrano a pieno titolo anche le asserzioni ambientali infondate.

Il decreto interviene sul Codice del Consumo, ampliando il perimetro delle condotte potenzialmente sanzionabili e aprendo la strada ad azioni risarcitorie individuali, class action e contenziosi per concorrenza sleale. In questo nuovo contesto, la comunicazione della propria sostenibilità ambientale diventa un terreno percorribile con strumenti informativi costruiti in modo appropriato, ovvero tramite dati, rigore e verificabilità.

Tra le principali novità vi è l’introduzione di definizioni puntuali relative ai green claim, il contrasto ai claim generici, l’uso di etichette di sostenibilità o indicazioni di eccellenza delle prestazioni ambientali solo se basate su schemi riconosciuti e approvati. Un passaggio fondamentale, che mira a eliminare l’ambiguità linguistica spesso sfruttata in alcune strategie di marketing non supportate da informazione di qualità e prove a sostegno delle proprie dichiarazioni. Ogni dichiarazione dovrà essere supportata da evidenze solide e anche accessibili.

Il decreto introduce nuove pratiche commerciali ingannevoli. Da un lato, quelle valutate “caso per caso”, come le dichiarazioni su obiettivi ambientali futuri non basati su impegni chiari, misurabili e verificabili da esperti indipendenti. Dall’altro, quelle considerate scorrette “in ogni caso”, come i claim generici privi di certificazione e dati a comprova, le affermazioni di neutralità climatica basate esclusivamente sulla compensazione delle emissioni o l’utilizzo di etichette di sostenibilità non riconosciute.

Le nuove disposizioni, entrate in vigore il 24 marzo, saranno applicabili dal 27 settembre 2026, lasciando alle imprese un periodo di adeguamento. Un tempo prezioso, che non dovrebbe essere interpretato come una semplice fase di transizione, ma come un’occasione strategica per ripensare la comunicazione, dandole sostegno attraverso strumenti di reporting ad esempio, che possono essere un primo importante passo per testimoniare il proprio approccio.

In un mercato sempre più attento alla sostenibilità, la qualità dell’informazione, prima che la sua comunicazione, diventa parte della credibilità e mette al sicuro da violazionei del Codice del Consumo. Le aziende sono chiamate a dotarsi di strumenti in grado di testimoniare la coerenza tra ciò che dichiarano e ciò che effettivamente fanno. Prevenire il rischio di sbagliare significa oggi investire in informazione di qualità, racconto lucido, non roboante.

Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay